Titolo: Martin Eden (Italia, Francia 2019)
Regia: Pietro Marcello
Attori principali: Luca Marinelli, Jessica Cressy, Denise Sardisco, Vincenzo Nemolato, Marco Leonardi
Sceneggiatura: Maurizio Braucci, Pietro Marcello
Fotografia: Francesco Di Giacomo, Alessandro Abate
Scenografia: Roberto de Angelis, Luca Servino
Musica: Marco Messina e Sacha Ricci per ERA, Paolo Marzocchi
Suono: Stefano Grosso
Effetti visivi: Luca Bellano
Data di uscita: 04 settembre 2019
Genere: Drammatico
Durata: 129’
Regia: Pietro Marcello
Attori principali: Luca Marinelli, Jessica Cressy, Denise Sardisco, Vincenzo Nemolato, Marco Leonardi
Sceneggiatura: Maurizio Braucci, Pietro Marcello
Fotografia: Francesco Di Giacomo, Alessandro Abate
Scenografia: Roberto de Angelis, Luca Servino
Musica: Marco Messina e Sacha Ricci per ERA, Paolo Marzocchi
Suono: Stefano Grosso
Effetti visivi: Luca Bellano
Data di uscita: 04 settembre 2019
Genere: Drammatico
Durata: 129’
“Seguì un lungo rombo: gli parve di scivolare lungo una china infinita, e in fondo in fondo sprofondò nel buio. Solo questo seppe. Sprofondava nel buio. E nel momento stesso in cui lo seppe, cessò di saperlo”.
Martin Eden, Jack London.
Martin Eden non è un nome italiano ma noi lo leggiamo all’italiana, con la “e”, perché la storia di questo film si è trasferita a Napoli, dalla San Francisco originale in cui è ambientato il romanzo omonimo di Jack London.

E infatti il film si apre con un filmato di repertorio che ritrae l’anarchico Errico Malatesta durante la manifestazione a Savona dell’1 maggio 1920. Ma, un po' come in tutti i corsi e ricorsi della storia, anche in questa pellicola il tempo della speranza lascia presto il posto al tempo della burrasca, quella contemplata nella stessa Teoria dell’evoluzione di Spencer. Il risultato sarà l’improvviso inabissarsi dell’antico veliero e, con lui, l’approdo sulla terra ferma di tutti coloro che hanno creduto nella lotta di classe e nell’emancipazione.

La molla di tutto è l’incontro con Elena Orsini (Jessica Cressy), la sorella del ragazzo, di cui s’innamora. Fra i due c’è un abisso sociale e culturale, in cui la storia entra nella storia per mezzo di una narrazione che replica i meccanismi del subconscio, tra associazioni mnemoniche e oniriche di visioni del passato (i balli con la sorella da bambini) e il racconto della Storia con la S maiuscola vissuta dal l’individuo e dalla collettività.
Siamo infatti nel secondo dopoguerra, in un clima politico agitato segnato dai conflitti tra lavoratori e capitale, tra gli ideali del socialismo e del liberalismo, che innesca le riflessioni di Martin.
In questo contesto, detto con le parole di Luca Marinelli, «Martin Eden è un essere umano di grande sensibilità, di grande curiosità e di grande empatia; ha un’enorme voglia di scoprire, di vedere, di toccare con mano. Subisce però innumerevoli delusioni. Scala una montagna solo per apprendere, una volta giunto in cima, che vi risiede un triste accampamento, e che la cosa migliore non è mai stata arrivare fin lì, alla meta, ma forse proprio la partenza. Il viaggio».
Così, grazie a questo film, l’attore romano, che avevo già apprezzato in Lo chiamavano Jeeg Robot dove interpretava la parte dello Zingaro, si è aggiudicato la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile, durante la cerimonia di premiazione della Mostra del Cinema di Venezia. E dajeee: pare che dopo il discorso che ha pronunciato gliene volessero dare un'altra! 😁
"Giuro che non sarò breve. Mi sembra una situazione assurda, prima che vi rendiate conto dell'errore che avete fatto vado avanti con i saluti. Vorrei ringraziare Pietro Marcello, per la fiducia e per avermi regalato questa avventura. Napoli che si è donata corpo e immagine a questo film. Vorrei ringraziare mia moglie e due meravigliosi figli che accarezzano la mia anima con i loro sorrisi. Ho questo premio tra le mani grazie a Jack London, che ha creato questo personaggio del marinaio. Vorrei ringraziare tutti i marinai e le persone che salvano gli uomini in mare".

Ma per quanto disilluso e tormentato, l’eroe di Jack London ci ricorda che non esiste alcuna emancipazione senza quell’empatia che ti scalda il cuore.